“Ma non era il capolinea?”

Il vento freddo accarezzava le gocce di ansia del ragazzo.
Si guardava intorno, il paesaggio che lo aveva ospitato per tanti anni quanto tanti anni fa non sembrava rispondergli con alcun cenno.
Il buio nascondeva le forme, oscurava la sua memoria come per anticipare il tramonto dei suoi pensieri.
“Ci siamo persi”
A queste parole la ragazza spense i suoi occhi stanchi ma accese un sorriso.
Il ragazzo inserì una moneta per richiamare la risposta giusta:
“Nonna, non era il capolinea dove dovevamo scendere?”
“Ma che dici, è 3 fermate prima”.
Del silenzio rimbombò nelle cornette tra i due interlocutori.
“Ma dove sei, caro?”
“A 3 fermate dopo, a quanto pare”.
Le valige scivolavano sulle strade deserte e buie, gridavano sull’asfalto la loro presenza come se volessero essere notate.
Un paesaggio simile, reso uguale dal buio della notte e dalla regolare presenza dei lampioni, si espandeva per alcune centinaia di metri.
La stanchezza, l’entusiasmo del ritorno e ancora la stanchezza, sembravano moltiplicare la distanza dei due viaggiatori.
Fino a quando una mano richiamava attenzione, una voce confermava il suo nome e un volto si accendeva di entusiamo.
“Nonna!”
“Ma dove eravate finiti?”
Breve il primo dialogo, la signora iniziò subito a capitanare la strada per i due viaggiatori.
Nulla era mutato:
i passi decisi e piccoli, il ritmo della mano che accompagna il passo e la schiena dritta, fiera ma stanca anticipavano i passi dei due cari che avrebbero ospitato.
Un pasto attendeva i due ospiti, un bagno caldo abbracciò i corpi freddi, rigidi e vittime di felice stanchezza.

Il ragazzo guardava la finestra, una culla che lo avevo custodito ma non cresciuto li si porgeva davanti.
Palazzi, case, tempi, negozi e grattacieli: ogni forma e colore parevano disegnare una nuova nostalgia.

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