In qualsiasi ora del giorno, a Shibuya si forma un’intersezione di persone accomunata solo dal tempismo e la condivsione di un breve tratto delle loro vite.
Ragazzi liberati dall’istruzione, uomini in corsa per la loro carriera, madri vittime delle loro compere ed anziani che accompagnano i loro cari si sfiorano senza toccarsi, si vedono senza guardarsi.
Il semaforo si trasforma in un conto alla rovescia, i pedoni divengono atleti guidati dall’educazione e dalla fretta.
In quell’intreccio di vite dove il nodo si scioglie immediatamente c’era anche un ragazzo che cercava una vecchia conoscenza.
Un caro amico di suo padre che lo ha visto crescere. Nella folla riuscì a riconoscere quella schiena che ora sembrava aver portato tanti più anni alle sue spalle.
Una stretta di mano veloce sotto la pioggia:
“Sei cambiato”
“Lei non così tanto”.
Mentre camminavano per far visita all’ufficio dello “zio”, il ragazzo si voltò un ultima volta verso la folla che creava e scioglieva in continuazione grandi ma brevi intrecci.
“Ma è sempre così ordinato?”
“Se non lo fosse sarebbe problematico!”
Quel processo regolare, ripetitivo quanto affascinante si interruppe per un istante:
Un uomo abbandonò il proprio ombrello per stringere tra le sue braccia una donna, bagnata dalla pioggia e dal fiume di persone.
Anche oggi l’incrocio Scrumble di Shibuya non si interrompe, ma si sofferma per i più romantici.

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