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La notte passata a guardare il soffitto, me l’aspettavo, ci alziamo al suono della sveglia elettrizzati.
In risonanza l’aria che ci accompagna all’aeroporto frizza fredda sulla pelle del viso.
Ultimi saluti al telefono, l’attesa di salire su quell’aggeggio volante si fa sempre più pressante sulla nuca minuto dopo minuto.
Ignara di tutto mi faccio guidare da chi queste cose le ha fatte più di una volta nella sua vita, gli affido ciecamente documenti e responsabilità mentre la mia mente si sbianca piano piano, sia per stanchezza che entusiasmo.
Si parte all’avventura verso un paese che ho sempre sognato e ammirato come fosse un entità lontana senza corpo o fattezze,non sapevo davvero cosa avrei preferito o meno vedere di questa leggenda che si stava avvicinando ogni ora di più.
Trastullata negli ultimi abbracci e saluti ci incamminiamo verso il primo livello, con il sapore della schiacciata in bocca e il bianco nella testa ci facciamo guidare tra indicazioni e intuizioni.
Ogni persona aveva in mano un biglietto che segnava la stessa meta, ma
ogni sguardo riponeva l’attenzione su un qualcosa di diverso.
Sono sicura che ogni persona abbia una storia, forse anche più
interessante, ma questa è la mia.
Con una mano tenevo il passato, con l’altra il futuro.
“2 Persone per Tokyo, giusto?”
“Sì”
Tutti a bordo.

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