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La giornata ci sorprende con un sole caldo e il cielo limpido degno di una giornata da ricordare vita natural durante.
Grazie ad un impegno che avevamo ci siamo diretti ad Ueno quartiere famoso per il suo ampio parco e i templi antichi, mi sarebbe piaciuto andare allo zoo ma non avevamo tempo.
Grazie a delle nostre conoscenze locali siamo andati a sperimentare una cucina tradizionale chiamata Shabushabu.
La perfetta unione di tradizione e modernità.
In un seminterrato sulla via principale ci hanno accolto delle signore in kimono tradizionale, ma lo avevano tutte uguali quasi come fosse una divisa da cameriere.
I tavoli alti, in legno, avevano una piastra elettrica al centro dove scaldare l’acqua in questa pentolona, tradizionale, di pietra nera.
L’antica pratica prevedeva che sottilissime fette di carne pregiata fossero fatte dondolare nell’acqua bollente per qualche secondo prima di immergerle in una salsa speciale ed essere mangiate senza mai toglierla dalle bacchette.

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A metà vassoio di carne si passava alle verdure, ai funghi, tofu e spaghetti di riso finissimi; venivano fatti bollire per un tempo un po’ più lungo chiaramente e vi era pure un ordine in cui andavano messi, ma non lo abbiamo colto a pieno.
Foto verdure.
Ogni tanto andava tolta la schiuma che si formava sulla superficie dell’acqua e se ne evaporata troppa andava aggiunta.
Le verdure andavano invece fatte immergere in un altra salsa, più leggera di quella per la carne, per esaltare i sapori delicati e le sfumature del gusto.
Una volta fatto il bis di carne e del resto abbiamo chiuso in bellezza con del mochi dolce.
L’equilibrio di tradizione e modernità regala quella sensazione d’essere in due epoche contemporaneamente, una magia che difficilmente si può provare altrove.
Il pomeriggio lo abbiamo passato a passeggio nel grande parco di Ueno, il grande lago era ricoperto di canneti e difficilmente si vedevano le acque sottostanti, qualche uccellino sostava a riposare.
Sulla riva del lago abbiamo salutato un primo tempio, piccolo e accogliente, c’erano anche qualche bancarella che vendeva da mangiare.
Oltre a delle scalinate di pietra siamo arrivati ad un secondo tempio più grande e tutto rosso.
Dopo i doverosi saluti ci siamo addentrati nel parco per visitarlo.
La natura mi ha colto alla sprovvista, gli alberi erano alti e dai tronchi robusti di chi è cresciuto lentamente corteccia dopo corteccia per potersi permettere il peso di un ampia chioma, per alcuni le foglie erano state sostituite da  corvi  che appollaiati la in alto osservavano annoiati il panorama.
Essendo troppo ampio il parco per poterlo osservare tutto ci siamo soffermati principalmente sulla via costeggiata da alberi di ciliegio che durante la primavera esplodono in tutta la loro bellezza regalando un tunnel rosa sotto il quale la popolazione intera rimane incantata. Durante l’inverno la magia dei ciliegi in fiore viene rimpiazzata dalle luci di natale rosa per ricordare l’effetto.
La nostra giornata si è conclusa davanti ad una tazza di caldo tè matcha ed un dolcino tradizionale.
All’interno del parco abbiamo trovato un punto di ristoro, non so se fortemente ispirato alle locande di un tempo o era proprio una autentica ma ristrutturata e aggiornata per accogliere al meglio le esigenze moderne. Sta di fatto che seduti a questi tavoli di legno consumato dalle mani dei clienti ho potuto osservare un passato non tanto lontano e neppure dimenticato dalla popolazione odierna.
Tra sapori nuovi e antichi ci siamo adagiati nel calduccio dell’ambiente lasciando il sole rotolare via per fare posto alla sera.
Dopo aver raccolto questo bellissimo ricordo la via di casa ci accoglie paziente ed ancora una volta si aspetta il domani.

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