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Se a Shibuya ci siamo immersi nella moda giovanile, nella foresta di quattro corde e nella nostalgia anni ’80, oggi ci siamo fatti trascinare dalla follia della moda in Harajuku.

Mi stupisce ancora dell’architettura generale del quartiere, siamo tornati ad avere palazzi bassi, ma se ad Ikebukuro erano più o meno ordinari qua si sono decisamente sbizzarriti. Quelli che saltavano di più all’occhio erano i negozi che non solo avevano vetrine allestite in maniera unica ma pure l’esterno non era lasciato al caso.

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Sfortunatamente siamo capitati nel quartiere in un giorno infrasettimanale, se fossimo andati nel week end probabilmente avremmo assistito a ritrovi cosplay e apparizioni di gruppi di persone vestite secondo una moda tutta loro. Il quartiere è famoso infatti per i suoi eccessi in termini di abbigliamento. Che sia n effetto dato dalla conformità dei vestiti e divise che devono sostenere durante tutta la settimana? Probabilmente.

Sta di fatto che se anche non li abbiamo visti sfilare per le strade i negozi stessi ci hanno dato un interessante anteprima sui manichini.

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ma andiamo con ordine. Il primo fulcro di follia lo abbiamo trovato nella via principale del quartiere la Takeshita Street.

La via infatti si annuncia così, con un moderno arco di trionfo a ricordare a tutti la propria genuina identità, una volta varcato assistiamo alla prepotenza dei negozi che non si limitano ad esporre in vetrina la merce ma la mettono su bancarelle ed espositori fin sul marciapiede. Zone per altro non monitorate e da qua si nota la totale fiducia che i commercianti hanno nella popolazione anche più giovanile.

L’unico tema principale che ho potuto notare tra la varia merce esposto era sicuramente la creatività e basta. Siamo passati da ambienti rosei con nuvole, cuori e gattini a giacche di pelle e stracciati completi in tartan per i nuovi Punk fino a completi per tutti i vari stili Lolita esistenti.
Ne siamo usciti un po’ rintronati ma abbiamo subito cominciato a cercare la nuova via che ci interessava, la Omotesando. Abbiamo seguito le indicazioni nell’internet ma non ci siamo fidati e al primo negozio abbiamo chiesto alla commessa la quale, con stupore di tutti, non la conosceva!

Ci è venuto in soccorso il suo collega confermandoci che la via in cui eravamo è chiamata anche Omotosando ma solo dalla popolazione più giovanile e attenta alle nuove tendenze.

Il clima che si respirava infatti era fortemente diverso, non vi erano esposizioni per strada e i negozi curavano la propria vetrina come fosse un installazione artistica. Qua abbiamo notato meglio le forme bizzarre delle architetture, vi era meno gente per la via ed era possibile osservare meglio l’insieme.

In serata siamo stati attratti da un palazzo marchiato dal Jolly Roger del Cappello Di Paglia,

E di fatto all’interno vi era uno shop dedicato completo di statue a dimensione reale.

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In un altra sezione del piano vi era una parte dedicata anche a Ghost In The Shell con un mini gadget dei Tachikoma e parallelamente la verisone funzionante in scala quasi reale!

il Giappone sa sempre come sorprenderti.

Esattamente come quando, passando per un a via di izakaya, tipici locali per bere e mangiare uno spuntino prima di tornare a casa dal lavoro, siamo arrivati da Harajuku a Shibuya nel giro di circa 10 minuti!

Seguendo le indicazioni di una mostra d’arte ci siamo ritrovati in un palazzo molto alto dal quale abbiamo visto la Scramble Crossing dall’alto ed è stato bellissimo.

Oltre ad aver avuto un incontro ravvicinato con delle strane facce giganti abbandonate in mezzo alla stanza.

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