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Il mondo dei balocchi e del merchandising, la terra dove nascono le leggende:
Luogo in cui si sottolinea particolarmente la bravura dei giapponesi a far aprire anche il più rigido dei portafogli.
Oltre alla qualità dei prodotti e l’attenzione dei titoli proposti, ciò che stupisce ancora di più è la quantità di gadgestica contenuta in un solo quartiere che spesso può essere identificata come massa.
Sembra quasi che tutto il quartiere sia complice e appartenente di questa comunità creata professionalmente ma con amore:
Una volta visitati i negozi e gli Store più famosi, farsi guidare dal proprio olfatto regala non poche gioie.
I palazzi non sono a mille piani come si possa pensare, ma partono da un minimo di 5 ad un massimo di 15, dove convivono anche più attività.
Ah, la leggenda che senza la confezione il suo contenuto valga drasticamente meno, era proprio vera!
Ma procediamo con ordine, qual’è stato il nostro primo impatto?
Partiamo dalla stazione, dove già all’entrata del sottopassaggio veniamo accolti da numerosi e coloratissimi cartelli pubblicitari inerenti al mondo manga.
Qualche passo di troppo e già nel baricentro della piccola stazione vengono proposte le macchinette di Gatcha come fossero i più banali souvenir.
Sottolineiamo che questo panorama è stato trasportato moltissime volte, talvolta ripetuti per palazzi interi.
Queste misteriose creature chiamate Gatcha non sono altro che distributori automatici che erogano in self service delle piccole sfere contenente un piccolo gadget.
Vantano spesso anche delle piccole vetrine dove espongono l’intera collezione, ogni distributore è a tema e non sempre sono troppo normali e per un vasto pubblico..
Ci sono argomenti che vanno tramandate per generazioni intere:
Niente commenti al riguardo, grazie.
All’uscita (o entrata, dipende dai punti di vista) della stazione ci salutano pannelli di schermo dove convivono più personaggi.
Un piccolo bambino mascotte di elettrodomestici
Si trasforma in una graziosa ragazza (che probabilmente tutti conoscete) alle prese con i regali di natale.
Il primo giorno ad Akihabara abbiamo fatto un unica bellissima cosa: perderci.
Complice le condizioni metereologiche sfavorevoli e il fascino delle vetrine anche dei negozi più piccoli, troppo spesso capitava di entrare nei negozi che si trovavano tra un obbiettivo e l’altro e di ritrovarsi in un uscita diversa.
Questo è il procedimento consigliato: entrare nel primo negozio, spiare i piani con particolare attenzione i piani più interessanti, uscire.
Percorrere pochi passi ed entrare nel successivo Store.
Ripetere se necessario (e lo sarà).
Iniziamo con lo sfatare un mito, ossia che in Giappone costi tutto pochissimo, falso: Meno, ma non poco.
L’animate e molti negozi di brand sono cari, i prodotti dell’ultimo momento richiedono un certo impatto economico soprattutto se si parla di edizioni a prenotazioni e limitate.
MA!
Hanno un sistema di compravendita dell’usato molto ampio e solido.
Si potranno trovare “usati” (talvolta nuovi, ancora con la pellicola protettiva) anche dei titoli più recenti.
Attenzione invece alla parte “vintage” che come in tutti i campi è proprio il tempo la spezia che fa aumentare il valore dell’oggetto, una particolare attenzione era rivolta anche al retrogaming:
Si consiglia comunque l’acquisto a fine giornata dopo una panoramica generale della propria lista, proprio perché uno stesso oggetto può avere un valore molto differente a seconda dello store.
Ma come sono strutturati i negozi di Akihabara?
Visto che siamo in Giappone saranno tutti ordinati come la loro metro! Sbagliato:
A parte i grandi magazzini e i mega store, in generale sono confusionari, i prodotti esposti sono talmente tanti che persino il commesso più attento ha alcune volte difficoltà nel cercare una richiesta specifica.
Al primo piano e nelle vetrine con lo sfocio su strada brillano i prodotti più allettanti, tra cui gli ultimi personaggi in voga o le statuette più in tiratura limitata.
In generale le statue sono in vetrinette più o meno ordinate. Nei piani successivi le scale premiano invece gli avventurieri più attenti ed esigenti.
L’ultimo piano solitamente è +18. Per quanto la curiosità fosse forte, per evitare di mettere troppo in imbarazzo il pubblico maschile abbiamo evitato di addentrarci troppo.
 
In linea generale i negozi più vicini alla stazione erano quelli più curati e di “marca”,
Più lontano si andava più erano i negozi con una forte attenzione sull’usato. Tendenzialmente erano sempre più piccoli, nascosti e soprattutto specializzati.
Verso la fine della via abbiamo trovato una perla il cui tempo sembra essersi fermato negli anni ’90.
Un negozio la cui voce era il tema originale a 8bit di “The Legend of Zelda”.
Proprio a metà tra due store puliti e accattivanti vi era lui.
Guidati dalla melodia siamo saliti sulla piccola macchina del tempo, i cui prodotti vantati avevano più anni che bit.
Per i più grandi e vissuti si consiglia la preparazione di piccoli fazzoletti.

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Altra attenzione va al mondo dei gadget personalizzabili, dai modellini da dipingere alle bambole da vestire.
Ma di come riescano a creare un mondo intero di oggettistica super personalizzabile ve ne racconterò in un articolo dedicato [qui][ ]
Concludo questo articolo descrivendovi la parte di cibo che ci ha accompagnato:
Il pranzo con il Katsudon (cotoletta di maiale panta e fritta sotto letto di riso bianco). Buonissimo, low cost e velocismo (quasi un fast food)
Una ciambella Snoopie in edizione limitata da Mr Donuts (catena di negozi di ciambelle, appunto)
Passando per una crepes gigante!
*Le scale di Akihabara hanno contributo allo smaltimento di ogni singola caloria.

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