3

Meta del giorno: ancora Ikebukuro!
Ci svegliamo la mattina del terzo giorno, l’assenza del caffè esercita una pressione sulle mie spalle e soprattutto sulle palpebre dei miei occhi tale da farmi sentire più pesante di 10 chili.
Nonostante l’energica colazione della nonna nel bussino che ci portava alla stazione dei treni mi addormentai. Mentre saliamo le scale per prendere il treno, notiamo dall’altra parte del marciapiede un piccolo negozio che poteva essere la mia salvezza, lo Starbucks. Non avendolo a Firenze volevo provare il magico caffé che teneva sveglia tutta l’America con il suo famoso gusto, ma purtroppo risultò un bicchierone d’acqua calda e colorata: il sonno mi voleva ancora (troppo) bene.
Trovai però in compenso un altro caffé appena arrivamo a destinazione: un altro lato di Ikebukuro!
La giornata era splendida e il quartiere brillava orgogliosa dei suoi edifici pronti ad ospitare qualsiasi richiesta.
La nostra prima tappa fu la magica libreria dai mille piani: Junkudo.
Un intero palazzo dedicato al cartaceo, dai manga ai libri di testo di giurisprudenza! Purtroppo per me non vi era molto da leggere essendo tutto in lingua giapponese, ma è stata comunque un esperienza davvero appagante per gli occhi.
Come già detto e notato in altre occasioni, i commessi non si limitano ad esporre i loro prodotti in maniera ordinata sugli scaffali ma aggiungono sempre qualche nota interessante, pop-up, firme degli autori o ancora simpatici commenti dai commessi stessi.
Alcune pareti erano un horror vacui di cartelli, poster, cartoline e post-it, più o meno disordinati, ma sempre con una strana sensazione di ospitalità, come se si fosse appena entrati nello studio di qualche appassionato o la camera di un fan.
Il primo piano che abbiamo visitato era ovviamente quello dei manga che ci ha appagato con una vasta gamma di Artbook ed edizioni limitate, anche non recenti, ma sicuramente indispensabili per gli appassionati più “Vintage”.
Personalmente gli altri li ho visitato più velocemente, complice la mia ignoranza sulla lingua giapponese, ma ogni piano regalava sempre una piccola gioia anche agli stranieri come me.
A partire da un esposizione di peluche fatti in lana cotta ispirati ad un libro per bambini, un bellissimo invito al lato oscuro nella sezione dedicata a Star Wars.
C’era persino un poster di Kimi No Nawa con la firma del regista.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Usciti dalla libreria le nostre pance richiesero la nostra attenzione, fino a quando non ci siamo imbattuti in uno dei Kentucky Fried Chicken. Ovviamente mi sono lanciata nel menù più Giapponese possibile, completo di Melon Soda, buonissima e frizzantina bevanda al melone verde e panino che ospitava una cotoletta con frittura simile al Tonakatsu. Molto appagante!
Con lo stomaco pieno decidiamo di visitare la statua ispirata al nome del quartiere, Ikefukurou (letteralmente il gufo dei laghi) che veglia sul quartiere.. in un angolo del sottopassaggio! Abbiamo più volte chiesto conferma se non fosse una replica o se ci fosse una versione più importante in qualche piazza ma tutti ce la indicarono come l’originale. L’importante è trovarla, ma non sono riuscita a nascondere la mia sorpresa.
Altro posto che ha catturato la mia attenzione in questa giornata fu l’Otome Road, letteralmente, la strada delle fanciulle. Nonostante il nome innocente e da principessa o paladina della giustizia, questa via situata poco distante dall’Animate, è una strada costellata di negozi a tema Yaoi (dubito sia necessario, ma per chi non lo sapesse sono manga a tema omosessuale) dove è possibile trovare ogni tipo di merchandise a tema, dal cartaceo più voluminoso al più piccolo dei peluche.
Questa via prende anche il nome di Fujoshi Holyland, letteralmente le terre sacre delle Fujoshi, termine con la quale si indica più o meno scherzosamente le amanti del tema Yaoi. Faccio comunque notare che il termine Fujoshi è scritto con i caratteri di 腐(marcio)e 女子(donna, ragazza) per sottolineare comunque il fatto che non siano viste di buon occhio da alcune parti della società giapponese. Certo il nome è una scelta ironica e non sempre (anzi, quasi mai) lo si usa nel vero senso della parola, ma stupisce (e personalmente non mi dispiace) il fatto che comunque ci sia praticamente dedicata un intero tratto di uno dei principali quartieri di Tokyo.
Cosa succederebbe in Italia se una via intera fosse dedicata ad un tema non troppo accettato o comunque delicato? Forse semplicemente, non esisterebbe.
Con ancora lo stupore negli occhi decidiamo di farci guidare dall’istinto per curiosare nelle vie meno famose del quartiere. Le strade sono quasi tutte larghe, pronte ad accogliere tantissimi pedoni, da apprezzare anche la poca presenza di macchine che si concentrano sulle strade principali di solito a 4 corsie. Muoversi camminando è stato molto bello, abbiamo avuto tutto il tempo per soffermarci sui cartelli più interessanti ed indicarci le insegne più strane.
Il nostro istinto ci ha infine premiato, facendoci scovare un negozio di vestiti principalmente maschili dove la scelta dei vestiti proponeva un look semplice ma con sempre un piccolo particolare.
L’arredamento del negozio era semplice, funzionale con il legno come materiale base sia per il pavimento che per gli scaffali. Ma quello che più mi ha colpita era la misteriosa parete in cima alle scale del secondo piano. FOTO
Non era composta da uno strano quadro materialista ma.. Semplicemente una montagna di Jeans!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Amore a prima vista!
Piccola parentesi: ho scoperto che persino nei camerini ci si deve togliere le scarpe prima di entrare e provare i propri abiti scelti, proprio come di abitudine nelle case.
Ma riesce a essere piacevole pure questo, hanno la moquette!
Ultimo punto ma non meno importante, almeno per me, il commesso alle casse sembrava uscito veramente da un anime! Non più alto di me, capelli mossi, faccino dolce e gentile, sul naso aveva un cerottino colorato. Quando ci siamo messi a chiedergli delle informazioni rispose sempre gentile e disponibile ed una volta rotto quel ghiaccio chiamato imbarazzo, ci chiese diverse cose sulla nostra provenienza: si vede che era particolarmente curioso quanto timido.
Non è stato né il primo né l’ultimo di cui ho pensato che fosse uscito dal mondo 2d, i volti magari più strani e particolari probabilmente sono ispirati a qualcuno di non troppo lontano!
Misi terribilmente in imbarazzo un commesso di un combini perché mi misi a fissargli (da grandissima europea) il volto che sembrava il volto di una volpe: gli venne tutto il naso rosso, non so se più dall’imbarazzo o dal freddo.
Ikebukuro mi è sembrato il quartiere più accogliente di Tokyo, non solo per gli spazi accoglienti o la scelta dei negozi ma soprattutto per i colori e le culture più varie dei suoi visitatori. In linea generale gli Ikebukuroniani (sì, l’ho inventato ora) ci sono sembrati semplici, educati e disponibili soprattutto durante il loro lavoro. Se vi stiate domandando dove risiedano i giapponesi che conosciamo noi, quelli pazzi e amanti solo del mondo 2d, forse vi potrebbe interessare il giorno dedicato a Akihabara.

END

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *