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Jetlag e stanchezza si sposarono dentro di me per creare una notte di sonno praticamente in coma.
Il cinguettio di piccoli uccelini, nuvole distese, un nuovo soffitto, una voce nuova ma già famigliare? Niente di tutto questo fu il primo buon giorno di questo dolce paese, a bussare sul mio sonno fu il gelo.
Essendo il popolo nippico di tradizioni particolari, essi sono abituati a non scaldare l’intero ambiente ma a creare una fonte di calore localizzata in un preciso punto dello spazio e del tempo riuscendolo a plasmare una trappola mortale, il cui Ozio è la divinità reggente: il KOTATSU.
Quindi, l’unico motivo per uscire fuori dalle coperte calde in un giorno di gelido dicembre è la certezza che a qualche metro di distanza avrai la possibilità di sdraiarti accanto a quella piccola fonte di energia che sembra assomigliare al Sole, in quanto calore (e vitalità).
Altro punto a sfavore della mattina, ma questa fu solo colpa mia, è stata l’assenza del caffè italiano. Portai la polvere di caffè ma non la macchinetta per farlo. Furba vero?! Molto.
In compenso, sono stata premiata con una bellissima colazione!
Infreddoliti e con gli occhi colmi di sonno siamo partiti all’avventura.
Ikebukuro era la meta del giorno ed è stato il nostro punto di riferimento per tutto il viaggio dato che era la prima stazione ad incrociare la Yamanote line. La metro, che esperienza!
Come siamo sbucati fuori dalla stazione si è aperto un grande mondo ai nostri occhi, leggermente diverso da come me lo aspettavo, prima di tutto i palazzi non sono tutti grattacieli, sono alti sì, ma non da oscurare il sole con le loro vertiginose altezze.
Le strade sono larghe e generose, per abbracciare tutte le persone che per un motivo o un altro si trovavano nel quartiere, e non erano poche!
Cartelli e insegne nelle più varie forme e colori, una quantità di informazioni folle e costante, pubblicità affisse, musichine acchiappa-clienti che escono dai negozi, ragazzine in mezzo di strada che consegnano volantini o urlano offerte dell’ultimo minuto, merce esposta con (molti) sconti e noi, con li occhi a girella.
Infatti la prima parte di mattinata l’abbiamo passata a guardarci attorno e a cercare l’Animate, sarei voluta entrare in ogni negozio ma purtroppo avevamo delle priorità e tempistiche strette.
Altra cosa frequente sono gli spazi dedicati alle macchinette come Ufo Catcher, Gatcha e altre svariate macchinette dedicate ad anime e manga. Di solito al primo piano, sulla strada, ci sono queste per i ragazzini mentre ai piani superiori ci sono anche Slot e varie per adulti.
Dopo aver trovato l’Animate [Articolo dedicato QUI ]  siamo andati a mangiare in un mini ristorante proprio davanti all’impero degli Anime, un Yakiniku abbastanza piccolo in un seminterrato… Era buonissimo quanto anonimo!
La carne era di ottima qualità e molto varia, con molte particolarità mai assagiate finora.
Ah! Tra l’altro era un All-you-can-eat! Con circa 1500¥ (13euro del cambio attuale) eravamo pieni e soddisfatti!

Più proseguivamo per la città più vedevamo borse e zaini con una tasca esterna trasparente riempita di gadget e portachiavi.
Non ne avevamo capito il reale utilizzo, pensavamo più ad una moda strana, fino a ché non ci siamo imbattuti in un mercatino (molto) abusivo di gadget in una piazza dietro l’Animate (sì ci siamo ritornati perché ci siamo persi, va bene?).
Una piccola folla di ragazzine sfoggiavano lo stesso zaino ma ognuna con un contenuto ben diverso!

Queste borse/zaini a “Vetrina” li avevano praticamente tutte le ragazzine che giravano per Tokyo, confermandosi una vera e propria moda esplosa e diventata virale a breve. Ovviamente la sottoscritta ne voleva una, ma vedevamo prezzi molto alti.
Stavo quasi per arrendermi fino a quando non ci siamo imbattuti in un 400 yen shop (un po’ meno abusivo del mercatino all’aperto precedente) che mi ha soddisfatta proponendomi così una piccola mini mia vetrina mobile!
La cosa impressionante di Tokyo è che c’è un negozio specializzato su tutto,  e come non poteva esserci un negozio per i cosplay?
All’Animate ci sono i costumi confezionati ad arte, parrucche perfette e trucchi dedicati a tantissimi personaggi ma per i cosplayer fai da te ci sono questi “modesti” negozietti con un assortimento di parrucche che sembra aver preso troppo per la lettera la gamma dei colori Pantone!

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Persino le cuffie per i capelli vantano più colori di un arcobaleno!
In 2 piani da 20mq lo stesso assortimento si estende anche per le lenti a contatto, le scarpe e le divise scolastiche. I prezzi erano severi ma giusti: parrucche intorno i 20 e scarpe dai 40 in su. Non poco, ma comunque meno dei prefeconzionati delle grandi ditte!
Nella seconda parte del pomeriggio, quando il sole stava già per salutarci, abbiamo fatto visita al Sunshine City (per gli amici Sanshainshiti, la cui pronuncia corretta richiede la chiusura degli occhi, l’innalzamento e l’estensione delle proprie braccia verso il cielo e lo smarrimento momentaneo di qualsiasi buon senso) per rifarci un attimo gli occhi.
Avevamo sottovalutato la situazione.. questo centro commerciale, come il nome suggerisce, è una vera e propria piccola città dei desideri.

*foto non mia
Per farti capire quanto fosse grande, ognuno di quei piani era una piccola cittadina, riempito dalla convivenza di negozi dei più vari generi, qualità e fasce di prezzo. Immagina un oggetto che vorresti trovare: ecco, l’avresti trovato!
L’ultimo piano vanta persino un acquario, un osservatorio e un museo a tema.
Non dimentichiamoci anche del (poco) mini Pokemon center e il parcogiochi a tema dei pirati di  One Piece.
Prometto che dedicherò un articolo solo su questa piccola città, che riesce a essere veramente un piccolo raggio di sole anche di notte.
Ma la Ikebukuro di notte è bella abbracciata anche dalle tenebre, e sarebbe una bugia dire che non ho cercato cartelli stradali volanti, motociclisti senza testa e un ristorante di Sushi gestito dalla mafia russa.
Sono sicura che Dotachin e co, abbiano cambiato semplicemente macchina..
Mano male che non c’è due senza tre.
END

One thought on “Giorno 2

  • rinaldo

    Bel racconto, intrigante. Vorrei leggerne altri.

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