Gli occhi del ragazzo sembravano ancora un po’ impauriti dalla luce e quando trovarono il coraggio di focalizzare la prima immagine di quella mattina, un soffitto diverso si espandeva sopra di loro.
Nonostante quel piccolo cielo fosse mancata per diverso, forse troppo tempo, la memoria sembrava accogliere con non poca soddisfazione l’immagine davanti.
La bocca reagì con un piccolo sorriso e la piccola stanza sembrava sussurargli con dolcezza i racconti della sua infanzia.
Alla sinistra del ragazzo invece riposava la sua quotidanietà che lo aveva accompagnato negli ultimi anni.
“Svegliati, dai che usciamo”
Una lingua sconosciuta assalì le orecchie del compagno.
“Amore?”
“Caffé..”
“Grazie, ti amo anche io”.
Il ragazzo si alzò e fece scorrere la piccola e leggerissima porta che faceva da confine tra la loro privacy e il soggiorno.
Una voce vivace e allegra accoglieva i due chiedendo, preoccupata, se si fossero riposati a dovere.
La colazione era illuminata sia dal loro entusiasmo che dai primi raggi di sole che il sol levante regalava a loro.
Usciti di casa un’aria fredda accolse con poca riservatezza i ragazzi, accelerando il passo verso l’autobus che li avrebbe portati alla stazione metropolitana.
Precisione e diligenza erano alla guida del veicolo, curiosità e silenzio regnavano invece tra i clienti al vedere la coppia alquanto insolita.
Le finestre del mezzo presentavano al ragazzo fotogrammi di paesaggi del piccolo paese in cui era cresciuto: tutto sembrava diverso ma niente in verità era mutato.
O forse sì, la sua mano che era sempre stata guidata da una più grande, ora ne guidava una più piccola.
“Dove andiamo oggi?”

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